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mercoledì 25 gennaio 2012

Poter comprare i biscotti



Un giorno, poco prima di conoscere il Signor Shoaff, stavo prendendomi un momento di riposo a casa, quando sentii bussare alla porta. Era un colpetto timido ed esitante.
Quando apri la porta abbassai lo sguardo e incrociai un paio di occhioni castani che mi fissavano. 
Davanti all'uscio c'era una fragile bambina di circa dieci anni. Raccogliendo tutto il coraggio e la determinazione che il suo cuoricino poteva trovare, mi disse che stava vendendo biscotti della Girl Scout. Fece una presentazione magistrale e alla fine mi chiese se volevo acquistarne un pacco a soli due dollari. Come gli si poteva dire di no? E volevo farlo, Ho, se volevo farlo! Ma c'era un piccolo particolare non avevo i due dollari! Ragazzi, che imbarazzo! Eccomi lì, un padre di famiglia che era stato all'università e portava a casa lo stipendio....eppure non aveva in tasca nemmeno due dollari. 


Naturalmente non potevo spiegare il perchè alla ragazzina dagli occhi castani. Così feci quello che ritenni più giusto, inventai una balla, dicendogli che avevo già quei biscotti in casa! E funzionò. La ragazzina dopo aver ringraziato si voltò e prese la sua strada. La segui con lo sguardo per quello che mi parve un lungo lasso di tempo. Poi chiusi la porta , mi ci appoggiai con la schiena e gemetti: "non voglio più che mi capiti una cosa del genere. Ne ho abbastanza di essere senza il becco di un quattrino, basta con le bugie. Non voglio mai più essere in imbarazzo per il fatto di non avere soldi in tasca": Quel giorno promisi a me stesso che avrei guadagnato quel che bastava per avere sempre diverse centinaia di dollari in tasca. Ecco cosa intendo per motivazioni da "ragioni pratiche". Forse non mi hanno valso nessun premio in quanto a grandezza, ma di certo sono state sufficienti per avere un effetto permanente sul resto della mia vita. La mia storia con i biscottini finisce comunque bene. Diversi anni dopo, mentre uscivo dalla banca dove avevo versato un prospicuo deposito e stavo attraversando la strada  per salire in auto , vidi due ragazzine che vendevano dolciumi per un'organizzazione come quella delle Girl Scout. Una di loro si avvicinò e mi disse: " Signore,  avrebbe voglia di comprare qualche dolcetto?" Si credo proprio che avrei voglia di comprarne qualcuno, risposi con tono giocoso. Che tipo di dolci avete? chiesi. La ragazzina mi descrisse nel dettaglio la sua offerta e gli dissi: Ok li prendo! Chiesi cosa costassero e mi rispose: due dollari signore. due dollari! non potevo crederci! Ero entusiasta! Quante scatole ne hai? ne ho 5 rispose. Guardando la sua amichetta, dissi: e tu? Ne ho quattro. Fanno nove in totale le compro tutte, ai miei amici farà piacere riceverli. Le ragazzine erano meravigliate! Tutte eccitate impilarono per bene le scatole e me le consegnarono. Misi la mano in tasca e diedi loro 18 dollari. Mentre me ne andavo con le scatole ben salde sotto il braccio, una delle due ragazzine si gira e mi chiama, dicendomi: Signore lei è una forza!!  Accidenti!! vi immaginate di spendere soli 18 dollari e avere qualcuno che vi guarda in faccia dicendo: Sei una forza! 
Ora sapete perchè porto con me sempre qualche centinaio di dollari. Per non perdermi occasioni come questa!



martedì 10 gennaio 2012

Il Mare

Oggi voglio riproporvi un mio post di più di 2 anni fa, ma stamane avendo avuto le stesse sensazioni di allora mi è tornato in mente. Ed ecco che lo ripropongo.

Stamattina mi sono regalato la mia bella corsetta in riva al mare. I colori erano stupendi. Il cielo e l’acqua si fondevano tra loro in lontananza in una bellissima tonalità di colore; le nuvole sembravano rincorrersi tra loro nel cielo, giocando a mescolarsi tra loro ed assumendo le forme più strane; l’aria fresca del mattino mi riempiva i polmoni di energia e vitalità; la risacca produceva un suono meraviglioso, ritmico, quasi magico.


Ho acquisito da tempo questa abitudine e ne apprezzo sempre di più i benefici. E’ incredibile quanto mi faccia stare bene camminare o correre in riva al mare.
E’ la mia "farmacia" preferita. Mi dona serenità, tranquillità ed una piacevole sensazione di benessere.
La mente diventa più aperta, i pensieri più fluidi, i problemi e le difficoltà del quotidiano mi appaiono in una luce diversa, e tutto mi sembra più "normale".


Concediti ogni tanto una piccola passeggiata in mezzo alla natura. Può fare davvero miracoli. Fa bene al corpo, alla mente, allo spirito. Il segreto per una vita migliore passa anche da queste piccole cose.


Riscopri il gusto di apprezzare la natura, riscopri il piacere di sentirti parte di un mondo straordinario che, malgrado i nostri sforzi per distruggerlo, può ancora regalarci momenti davvero speciali.


Stamattina, mentre correvo, mi è tornata in mente una piccola storiella che ho letto qualche tempo fa…

Un uomo si sentiva perennemente oppresso dalle difficoltà della vita e se ne lamentò con un famoso maestro di spirito. "Non ce la faccio più! Questa vita mi è insopportabile". Il maestro prese una manciata di cenere e la lasciò cadere in un bicchiere pieno di limpida acqua da bere che aveva sul tavolo, dicendo: "Queste sono le tue sofferenze." Tutta l’acqua del bicchiere si intorbidì e si insudiciò. Il maestro la buttò via. Prese un’altra manciata di cenere, identica alla precedente, la fece vedere all’uomo, poi si affacciò alla finestra e la buttò nel mare. La cenere si disperse in un attimo, e il mare rimase esattamente com’era prima. "Vedi?", spiegò il maestro, "ogni giorno devi decidere se essere un bicchiere d’acqua o il mare".

lunedì 9 gennaio 2012

Forse...


Leggi questa interessante storia di Paul McKenna.



C'era una storia molto, molto vecchia su un contadino cinese.
Ci fu un anno in cui il tempo fu molto buono e il suo raccolto fu sano, ottimo e abbondante.
Quando i suoi vicini gli dissero quanto fosse fortunato, lui rispose: “Forse”.
Poi, il giorno prima di cominciare la mietitura, una mandria di cavalli selvaggi venne al galoppo dalle pianure e calpestò tutto. I vicini andarono da lui e gli dissero quanto fosse stato sfortunato a perdere quel bel raccolto.
Il contadino rispose: “Forse”.
Il giorno dopo suo figlio prese una corda e catturò uno stallone selvaggio e tre giumente; i vicini andarono da lui per ammirare i cavalli e nuovamente gli dissero che era baciato dalla fortuna.
Il contadino commentò: “Forse”.
Il mattino seguente il figlio si mise a domare i cavalli, ma non appena saltò in groppa allo stallone fu disarcionato e, cadendo a terra, si ruppe una gamba.
I vicini lo portarono in casa e compiansero il contadino dicendo che era stata una vera sfortuna che il suo unico figlio si fosse fatto tanto male.
Il contadino disse: “Forse”.
L'indomani l'esercito dell'imperatore, che stava andando a combattere un'importante battaglia, giunse nel villaggio e tutti i giovani validi furono costretti ad arruolarsi ma il figlio del contadino fu scartato a causa della gamba rotta.
I vicini ancora una volta gli dissero che era fortunato perché il figlio non era stato costretto a seguire l'esercito ed egli commentò: “Forse”. 
La forza di una prospettiva positiva
Alcuni individui riescono sempre a vedere le cose in un modo positivo.
Hanno la capacità di inquadrare ogni situazione in un modo che li fa sentire più forti e più preparati. Messi di fronte ad una situazione apparentemente negativa, la riconfigurano sino a trovarne i lati positivi.
L'interpretazione di una situazione dipende da ciò che incorporate o escludete dalla vostra percezione di essa.
Con la forza di una prospettiva positiva potete cambiare la vostra vita.
 
Ecco la lezione chiave di oggi:
“La vostra esperienza della vita è influenzata enormemente dalla prospettiva con cui la guardate. A seconda del significato che date alle situazioni o agli eventi, proverete sensazioni diverse e vi comporterete in modo diverso”

tratto da Performance Strategies

venerdì 6 gennaio 2012

Noi non siamo quello che ci dicono!

Fin da quando siamo bambini subiamo un ETICHETTAMENTO tramite la comunicazione da parte degli altri, proprio come le merci. La nostra famiglia sin dai primissimi anni comincia a comunicarci che noi siamo timidi, estroversi, pigri se non peggio. A scuola non ne parliamo nenche, siamo i primi, gli ultimi, i peggiori, i migliori, delle pesti, dei somari. Tutti noi siamo classificati in base ad un voto! Naturalmente non possiamo sin da allora renderci conto che tutto questo sta incidendo profondamente su di noi. Quando la società (famiglia, lavoro, scuola) ci da un etichetta potrebbe addirittura condannarci ad essere quello che ci dice. Poiché le etichette incidono pesantemente sulle nostre convinzioni in merito a noi stessi. Pensate a quanto possa essere pesante subire da parte di un figlio una sfilza di “imbecille” detto dai genitori.

NOI NON SIAMO QUELLO CHE CI DICONO GLI ALTRI.

Distacchiamoci da questa logica distruttiva! Cominciamo a pensare in termini di comportamento e non di ESSERE. Noi ci comportiamo in determinate circostanze in certi modi o in altri.

Pensate a quanto possa essere percepito in maniera differente un messaggio così formulato: “Credo che in questa circostanza abbia sbagliato”, rispetto a un perentorio “sei un inetto!”. Attenzione alle frasi che usiamo!

E stiamo parlando di un sistema di comunicazione che crea pesanti danni alle persone. Anche perché quello che noi pensiamo in merito alla nostra identità è l’equivalente dell’AUTOSTIMA, di cui tanto si discorre, a volte a sproposito. L’AUTOSTIMA non è collegata ad un semplice episodio vincente o perdente. E’ qualcosa di molto più profondo, di radicato nella nostra struttura di convinzioni! E se noi genitori (faccio solo un esempio), la miniamo fin dalla nascita appiccicando etichette a sproposito, lastrichiamo il terreno della vita dei nostri figli di frustrazioni ed infelicità.

La nostra autostima comincerà ad aumentare quando ci distaccheremo dai risultati delle nostre azioni e ci ameremo per quello che siamo in quanto esseri umani.

Noi non siamo egoisti, prepotenti, ingenerosi, ci comportiamo a volte così.

UN PROPOSITO PER IL FUTURO: PENSIAMO SOLO IN TERMINI DI COMPORTAMENTO!

“Un uomo può essere distrutto ma non sconfitto”

Ernest Heminguay

sabato 18 giugno 2011

Avere quel che si desidera pur amando quello che si ha.

Molti dotti ci esortano a goderci l'attimo fuggente e ad apprezzare le cose che abbiamo, ritenendo con ciò che essere alla costante ricerca di qualcosa di più non sia salutare e anzi costituisca la principale fonte del nostro scontento.
E altri sostengono che, in quanto essere umani, siamo stati creati per andare ogni giorno al di là della nostra zona di benessere cercando di raggiungere qualcosa di più elevato, di migliorarci.
Mi sono scervellato molto su questo problema perchè ho una mia filosofia personale che sta alla base del mio modo di vivere. Penso di aver trovato la risposta, una soluzione che mi pare giusta. Si tratta di un equilibrio che chiamo "l'Equilibrio di Mandela".

Una volta Nelson Mandela disse:

      Dopo aver scalato un monte, ci si accorge che ci sono molti altri monti da scalare. Mi sono fermato un po' per riposare, guardando il magnifico panorama che mi circonda e per considerare la distanza da cui sono arrivato. Ma posso riposarmi solo un attimo, perchè con la libertà arrivano le responsabilità, e non posso indugiare perchè il mio lungo cammino non è ancora giunto al termine. 

Quindi:
  1. Goditi la vista dal punto in cui sei
    • Valuta la distanza percorsa
    • ringrazia per il punto in cui sei arrivato
    • vivi quel momento
    • ricordati che i doni dentro non sono disgiunti da grandi responsabilità
  2. questo mondo è stato creato da persone che nutrivano un certo scontento per come stavano le cose e sapevano di poterle migliorare
  3. Amate pure quello che avete. E poi perseguite quello che desiderate. Godetevi la scalata al monte. Ma non distogliete mai lo sguardo dalla vetta.

    

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