
La fede del leader
La nostra paura più profonda, non è quella d'essere inadeguati. La nostra paura più profonda è d'esser potenti oltre misura. E' la nostra luce, non le tenebre che più di tutto ci spaventa. Chiediamo a noi stessi "Chi sono io per essere brillante, formidabile, pieno di talento e risorse?" Ma di fatto chi siamo noi per non esserlo? Siamo figli e figlie di Dio. Il nostro giocare "al ribasso" non serve al mondo. Non c'è niente d'illuminato nel ridurre noi stessi per far sì che gli altri non si sentano insicuri intorno a noi. Siamo nati per rendere manifesta la gloria di Dio che è dentro di noi. Non è che sia solo in alcuni di noi è in ognuno di noi. Quando permettiamo alla nostra Luce propria di risplendere inconsciamente, accordiamo il permesso ad altre persone di fare lo stesso. Nel liberarci dalle paure, la nostra presenza,
automaticamente, libera gli altri. Queste parole suonano come un vero e proprio atto di fede e non potevano che essere pronunciate da un grande leader come Nelson Mandela.
Nelson Rolihlahla Mandela nasce il 18 Luglio del 1918, figlio di un capo della tribù Thembu, dimostra fin da giovane un temperamento forte e volitivo. Nel 1944, dopo la laurea in giurisprudenza, diviene membro dell'ANC, African National Congress, il movimento contro
l’"Apartheid". Nel 1960 si verifica un evento che segnerà profondamente la sua vita, "il massacro di Shaperville", dove vengono uccisi 69 militanti dell'ANC.
Nelson Mandela decide di dare vita ad una frangia militarista dell’ANC, che si propone di sovvertire il regime e di difendere i diritti della popolazione nera con le armi. Nel 1963 viene rinchiuso in prigione con la condanna all’ergastolo, ma questo non gli impedisce di diventare il simbolo della lotta contro la segregazione razziale e di scuotere l’opinione pubblica internazionale con l’affermazione che “più potente della paura per l'inumana vita della prigione è la rabbia per le terribili condizioni nelle quali il mio popolo è soggetto fuori dalle prigioni”. Nel febbraio del 1985, sentendo la pressione di vasti strati dell'opinione internazionale, l'allora presidente sudafricano Botha gli offre la libertà, purché rinneghi la guerriglia. Mandela rifiuta, ma cinque anni più tardi per lui si aprono le porte del carcere e con suo stupore viene accolto da una folla festante, non solo di neri, ma anche di bianchi. L’Africa è cambiata. E questo anche grazie a lui. Nel 1991 è eletto presidente dell'ANC e nel 1993 è insignito del premio Nobel per la pace, mentre l'anno dopo, durante le prime elezioni libere del suo paese (le prime elezioni in cui possono partecipare
anche i neri), viene eletto presidente della Repubblica del Sudafrica e capo del governo, restando in carica fino al 1998.
La vita di Nelson Mandela è la prova più evidente del potere della fede espressa nel passo soprariportato. Egli seppe trascinare la popolazione nera, convincendola a lottare per i propri diritti, ma toccò anche il cuore dell’opinione pubblica internazionale e dei grandi della terra, cambiò l’aspetto di un’intera nazione, si liberò dal carcere, uscì vincitore da una battaglia contro le multinazionali farmaceutiche…
Come può un uomo fare tutto questo senza la forza derivante da una grande fede?
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