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venerdì 28 marzo 2008

"Strategie per Raggiungere l'Indipendenza Economica"


Continuo e Costante Miglioramento in Ambito Finanziario

Leggi il Post con attenzione e scopri questo fantastico programma di formazione che insegna alle persone come funziona il meccanismo della creazione della Ricchezza, adatto anche per chi parte da zero", come il sottoscritto :D .

Oggi il miglior consiglio che si può dare ad un Investitore medio è: "Non essere medio!". Esiste finalmente la possibilità di gestire i propri soldi come fanno i professionisti. Diventare un Investitore con la "I" maiuscola è alla portata di tutti, basta avere un 'Metodo' e qualcuno che ti insegni come fare!

Pensi di non avere il controllo delle tue finanze? Ti senti in preda agli eventi e alle circostanze? Ti piacerebbe capire se esiste una 'rotta' per essere finanziariamente indipendenti? Oppure vorresti mettere l'acceleratore alle tue entrate finanziarie? Se ti ritrovi in una delle cose sopra elencate allora sei nel posto giusto, leggi che cosa apprenderai nell'AreaPrivata di questo sito.
Se stai leggendo questo messaggio, molto probabilmente è perché ti sta a cuore la tua crescita personale . Ma quando si parla di benessere personale esistono molti campi d'azione. La Salute, la Psicologia, la Motivazione, il Benessere Fisico... Quasi sempre ci si dimentica di parlare di Benessere in ambito Finanziario. Per questo molte persone sentono che la propria situazione economica non gli permette di avere un tenore di vita che desiderano. Anche coloro che godono di ottime entrate non riescono a far decollare i loro conti correnti per colpa di alcune abitudini errate.

Attenzione, non pensare che questo sia un circolo vizioso!

Sviluppare l'Intelligenza Finanziaria è alla portata di tutti...
...la cosa importante è che qualcuno ti insegni come fare!

Adesso anche Tu attraverso il "Kaizen Finanziario" potrai...

cominciare il cammino verso l'Equilibrio Finanziario
e trasformarlo in Ricchezza!

Kaizen Finanziario significa "raggiungere l'equilibrio finanziario" con delle strategie di gestione del flusso di denaro, attuando le migliori opportunità di guadagno presenti sui mercati. L'obiettivo è quello di liberare il Genio Finanziario che è dentro di Te! Diventare padrone dei tuoi soldi, far sì che i tuoi soldi lavorino per te e non il contrario.

Quando si parla di sviluppo finanziario, inteso come la capacità di aumentare le nostre entrate monetarie, gestire il nostro portafoglio in maniera efficiente, investire con profitto i nostri risparmi, la motivazione più diffusa per cui le persone decidono di desistere e mollare tutto dipende da due fattori:

  • Nessuno tra coloro che hanno ottenuto risultati, ti insegna come fare! E' molto difficile, per non dire impossibile, trovare dei mentori che ti spieghino i loro trucchi e le strategie da utilizzare

  • Molto spesso quando ci sentiamo forti e carichi di entusiasmo, l'ambiente intorno a noi frena il nostro "Genio Finanziario". Gli amici che "ci prendono in giro", i genitori che vorrebbero vederti lavorare nella Banca sotto casa, la paura del giudizio degli altri.

E' chiaro che il Kaizen Finanziario nasce soprattutto per risolvere il primo dei punti sopra elencati, ma la vera forza di tutto il progetto è aver trovato il modo per risolvere il secondo problema che costringe le persone a lasciar perdere: "la Solitudine". Forse hai già letto dei libri sullo sviluppo finanziario oppure hai partecipato a dei corsi dal vivo su questo argomento.

E dopo?

la vera sfida non è finire di leggere un libro oppure sborsare dei soldi per un corso ma: "Mettersi in Gioco".

Conosci il Progetto del Kaizen Finanziario

Fammi sapere tramite un commento la tua idea/esperienza in proposito!!!
Solo tramite feedback esterni riusciamo ad innalzare il nostro livello di conoscenza e di crescita.


giovedì 13 marzo 2008

“Le pietre nel vaso”

“Se avessi 8 ore per tagliare un albero, ne spenderei 6 ad affilare la lama della mia ascia” - Abram Lincoln

Ad un certo punto l’insegnante disse, “OK, è il momento di fare un quiz”.
Allungò una mano sotto il tavolo e tirò fuori un vaso da un litro con un’ampia imboccatura. Lo mise sul tavolo vicino ad un piatto su cui stavano alcune pietre delle dimensioni di un pugno. “Quante di queste pietre pensate stiano all’interno del vaso?”, domandò.
Gli alunni provarono tutti insieme ad indovinare, dopodiché l’insegnate disse: “Ok, scopriamolo insieme”.
Mise una pietra nel vaso, poi un’altra, poi un’altra ancora, fino a riempire il vaso. Poi chiese agli alunni: “Il vaso è pieno?”.
Tutti guardarono le pietre e risposero: “Si”.
Allora l’insegnante allungò di nuovo la mano sotto il tavolo e tirò fuori un secchio di sabbia. Cominciò a versare la sabbia nel vaso, che andò a riempire tutti i piccoli spazi lasciati dalle pietre. Ancora una volta chiese agli alunni: “Il vaso è pieno?”
“No”, risposero questa volta gli alunni. “Bene”, rispose l’insegnante.
Poi prese una caraffa piena d’acqua e cominciò a versarla nel vaso. Riuscì a farcene stare circa un quarto di litro, quindi chiese di nuovo: “Il vaso è pieno?”
Qualcuno rispose: “Beh, ci sono degli spazi vuoti e se ci si lavora ancora, si può sempre far stare qualcosa di più nel vaso”.
Rispose allora l’insegnante: “ma se non avessimo messo nel vaso per prima le pietre, saremmo riusciti a farlo dopo?”
Morale?
Nella vita bisogna organizzarsi e dare priorità alle cose più importanti.
Forse conoscevi già questo racconto o forse no, ma probabilmente anche tu vorresti avere più tempo per evadere tutti i tuoi impegni, nella vita e nel lavoro.
Purtroppo ciò non è possibile, perché il tempo è l’unica risorsa equamente distribuita: 24h al giorno per tutti.
Ma per fortuna, è anche una risorsa gestibile e quindi una buona organizzazione può essere di grande aiuto per evitare stress, malumori e sgradevoli sensazioni di incapacità.
Se rifletti un istante, ti accorgerai che passi tutto il tuo tempo a svolgere attività che possono essere classificate in base a due matrici: l’importanza e l’urgenza.
Un'attività è da considerarsi urgente, quando richiede un intervento immediato (per caso ti sta
squillando il telefono…?), mentre è da considerarsi importante quando ti permette di avvicinarti ai tuoi risultati/obiettivi.
Incrociando le due matrici, puoi classificare le tue attività quotidiane in 4 tipologie:
a) urgenti e importanti;
b) urgenti e non importanti;
c) importanti e non urgenti
d) non importanti e non urgenti
Generalmente i ritmi frenetici di tutti i giorni, ti obbligano probabilmente a dare priorità a tutto ciò che è (oggettivamente) urgente o a tutto ciò che ti sembra esserlo, a scapito di ciò che invece è importante.
Provi a fare un test insieme a me?
Se si, ti invito a rispondere alla seguente domanda:
“Qual è quella cosa che potresti fare e che ora non fai, che se fatta con regolarità, migliorerebbe significativamente la qualità della tua vita?”
Io ignoro la tua risposta, ma molto probabilmente non fai quella cosa perché non è urgente…
Ma ricordati che se quella cosa, migliorerebbe realmente la qualità della tua vita, si tratta di una cosa che tu consideri importante!
Quindi d’ora in poi, dopo aver evaso le attività urgenti e importanti, dai priorità a quelle importanti e non urgenti, poi alle urgenti e non importanti ed evita, se puoi, le attività che sono al tempo stesso non urgenti e non importanti.
Cosa stai facendo adesso?
Alla prossima ed un abbraccio straordinario

domenica 9 marzo 2008

ENZO FERRARI - (leaderstory 6)

Un sogno tutto italiano

"Sono i sogni a far vivere l'uomo. Il destino è enzoferrari
in buona parte nelle nostre mani, sempre che sappiamo chiaramente quel che vogliamo e siamo decisi ad ottenerlo".
Sembra una delle tante frasi che provengono da oltreoceano, magari di un personaggio come Martin Luter King, Steve Jobs, Walt Disney, prodotti della mentalità tipica americana per cui tutto è possibile, basta crederci veramente. Eppure, come dimostra la storia dell’autore di questa frase, i sogni non si realizzano solo in America, possono avverarsi anche in una piccola cittadina italiana devastata dalle guerra. Lui è Enzo Ferrari, un grande genio uno dei più grandi esempi di leadership che l’Italia abbia mai conosciuto.
Enzo Ferrari nacque a Modena nel 1898. Fin da giovane provò una forte attrazione per il mondo delle corse automoblistiche, di cui entrò a far parte al termine della prima guerra mondiale, prima come collaudatore e poi, dal 1919, come pilota, ottenendo anche una serie di successi con cui attrasse l'attenzione dell'Alfa Romeo. Ma Enzo Ferrari era molto più che un pilota; si occupava anche dello sviluppo e della messa a punto delle macchine e progressivamente questa occupazione prese il sopravvento sulla prima. “Per me le corse sono una passione - disse in un’intervista - per altri sono solo affari". E da questa passione per le corse nacque il suo grande sogno, che si realizzò nel 1929 con la fondazione della propria scuderia simbolicamente rappresentata dal cavallino rosso. Come i grandi leader del passato Enzo Ferrari amava la battaglia. Così lo ricorda Mauro Forghieri, ingegnere capo dal 1959 al 1987: “Era più forte nei
momenti difficili che nella vittoria, era più forte nella sconfitta, perché amava le corse”.

Enzo Ferrari combatté con tutte le proprie forze nel 1944, quando la sua officina venne distrutta dai bombardamenti. In quell’occasione disse: “Se riesco a salvare qualcosa, sono sicuro che un giorno potrò dedicarmi esclusivamente alla costruzione delle macchine da corsa e ogni domenica le mie macchine correranno contemporaneamente in uno o due paesi nel mondo. Non vi sembra importante vincere una o due volte lo stesso giorno?”

E combatté perfino quando la Ford realizzò il motore crosword, finché tornò a vincere nel 1964 con la 158, considerata come un monumento alla sua tenacia. A tal riguardo un giornalista disse: "Ferrari si è arrabbiato e la rabbia l'ha ringiovanito di dieci anni”. Per la verità nel petto di quest’uomo continuò a battere fino alla fine il cuore di un giovane, mai sazio di ciò che poteva riservargli la vita. Durante un'intervista fatta quando ormai avrebbe potuto, data l’età, ritirarsi dall’attività, alla domanda: "Qual'è la macchina più importante che ha costruito?" Enzo Ferrari rispose senza alcuna esitazione: “Quella che devo ancora costruire". Il suo pensiero era sempre proiettato in avanti, più avanti degli altri, correva più veloce della realtà. Ogni giorno avrebbe voluto inserire nelle proprie macchine una novità. Seguire i suoi ritmi era spesso un’impresa alquanto ardua per i suoi collaboratori. Negli ultimi istanti di vita si dichiarò onorato di tutti i riconoscimenti ricevuti nel corso della propria carriera, ma disse che la soddisfazione vera era data dalla constatazione di aver realizzato il proprio sogno e riconobbe parte del merito di questo ai suoi collaboratori, che erano riusciti a capire i suoi desideri.
Egli scelse i propri collaboratori tra coloro che erano dei veri e propri leader nel proprio settore, i migliori piloti e progettisti presenti sul mercato e pretese da essi sempre il meglio. E di nuovo Ferrari rivive in questo ricordo di Forghieri: “Sapeva infondere una grande carica a tutta la squadra. Spingeva tutti a credere nel risultato... Era un sicuro punto di riferimento. Dopo una corsa andata male magari si sfogava, ma subito dopo era come un padre che ci dava la forza per continuare, per fare del nostro meglio”.
Idee chiare, determinazione, tenacia e spirito di squadra, queste sono alcune delle doti principali di un leader, che Enzo Ferrari seppe declinare in modo tutto italiano, con vivacità ed ironia.

sabato 1 marzo 2008

DALE CARNEGIE - (leaderstory 5)

A lezioni di socievolezza

Dale Carnegie nacque da una famiglia di agricoltori nel Missouri. Venne educato al Warrensberg State Teachers College. Da venditore e aspirante attore, cominciò ad insegnare comunicazione a New York, nel 1912, e all’età di 24 anni tenne le sue prime lezioni di parlare in pubblico. Erano lezioni volte a mettere delle
persone adulte in grado di pensare e immediatamente comunicare ad un pubblico il loro pensiero con la massima chiarezza espositiva, incisività ed equilibrio. Man mano che le classi gli sfilavano davanti, si rendeva conto che quelle persone, più che di lezioni di retorica, necessitavano di imparare l’arte di convivere col prossimo nelle situazioni quotidiane e comprese che relazionarsi con le persone era (e resta ancora oggi) un problema per tanti.
I risultati positivi sia nella sfera personale che in quella professionale dipendono più da doti umane come la personalità e la capacità di farsi seguire dalla gente, che non da capacità e conoscenze puramente tecniche. All’epoca non esisteva ancora un manuale “pratico” da seguire in merito a come trattare le persone.
Fu così che, nel
1936, venne pubblicato il suo primo libro “Come trattare gli altri e farseli amici”, ancora oggi uno dei libri più letti e tradotti nel mondo.
Dalla fase di preparazione alla stesura del libro, Carnegie lesse tutto il materiale possibile: rotocalchi, quotidiani, riviste, resoconti giudiziari, opere di antichi filosofi e moderni psicanalisti, articoli, biografie.
Tutto per comprendere come i grandi personaggi si comportavano con gli altri. Intervistò molte persone famose, cercando di capire la tecnica che questi usavano nei rapporti interpersonali.
Da tutto questo materiale, Carnegie creò 30 principi comportamentali che inserì nel suo famoso libro. Riguardo a ciò ha sempre ripetuto: “Può sembrare incredibile, ma l’applicazione di queste regole ha spesso rivoluzionato la vita della gente. Se si pensa alla nostra potenzialità effettiva, noi facciamo uso di una piccola parte delle nostre risorse fisiche e mentali. Per dirla molto chiaramente, l’essere umano vive molto, ma molto al di sotto delle sue possibilità. Possiede risorse alle quali non ricorre mai”.
Ora vediamo alcuni dei 30 principi di Dale Carnegie per diventare una persona più socievole:
1. Non criticate, non condannate, non recriminate.
Nove volte su dieci la gente non accetta critiche sul proprio modo di comportarsi, per quanto sbagliato possa essere. La critica è inutile perché pone le persone sulla difensiva e le induce immediatamente a cercare una giustificazione. È pericolosa perché ferisce l’orgoglio della gente, la fa sentire impotente e suscita risentimento. Il risentimento per le critiche ricevute può demoralizzare i propri collaboratori, i familiari, gli amici, senza contribuire in alcun modo a migliorare la situazione. Invece di condannare l’operato della gente, cercate piuttosto di capirla. Cercate di immaginare perché la gente fa quello che fa. È molto più utile e interessante che criticare, senza contare che genera simpatia, tolleranza e gentilezza. Come dice il dottor Johnson: “Dio stesso non giudica nessun uomo prima che sia arrivata la fine dei suoi giorni”. Perché dovremmo essere più precipitosi noi?
2. Siate prodighi di apprezzamenti onesti e sinceri.
John Dewey, uno dei più profondi filosofi degli Stati Uniti, sosteneva che “il bisogno più sentito della natura umana è il desiderio di essere importanti”. Una delle virtù più rare, ma più importanti, è proprio quella di saper gratificare la gente, spesso trascuriamo di lodare i nostri figli per la buona pagella, o incoraggiare le ragazze nei loro tentativi di cucinare. Nei nostri rapporti interpersonali non dobbiamo mai dimenticare che i nostri compagni di vita o di lavoro sono esseri umani e in quanto tali avidi di gratificazioni. Il segreto è di manifestare un po’ di gratitudine, sprizzare scintille di simpatia nella vostra vita quotidiana; vi sbalordirà constatare quante fiammelle di amicizia si accenderanno intorno a voi. Smettiamo per un momento di pensare ai nostri successi, ai nostri desideri. Cerchiamo di notare anche i pregi altrui. E niente adulazione. L’apprezzamento deve essere onesto e sincero. Siate pieni di calore nell’approvare l’operato altrui, siate prodighi di lodi meritate e la gente si godrà ogni vostra parola, ne farà tesoro e la ricorderà per tutta la vita, anni e anni dopo che voi avrete scordato anche che faccia aveva.
3. Suscitate negli altri un desiderio intenso di fare ciò che proponete.
Ciascuno prova interesse per ciò che desidera, anche se agli altri non importa niente. Viceversa gli altri sono come noi, e ciascuno s’interessa di quel che piace a lui. La sola via sicura per influenzare una persona consiste nel conversare di quanto le interessa. Se domani vi succederà di dover convincere qualcuno a fare qualcosa,
chiedetevi: “Come posso fare in modo che questa persona arrivi a desiderare la stessa cosa che voglio io?”. Questa domanda ci impedirà di cacciarci in situazioni senza sbocco e di perderci in futili e controproducenti chiacchiere sui nostri desideri. Un giorno Henry Ford disse: “Se esiste un segreto per il successo, direi che sta tutto nel riuscire a vedere dal punto di vista dell’altra persona, ad uniformarsi all’angolo di visuale altrui”.
4. Interessatevi sinceramente agli altri.
Per essere ben accolti ovunque, basta studiare la tecnica del più grande conquistatore di amici che il mondo abbia mai conosciuto. Lo si può incontrare facilmente lungo le vie delle nostre città. Se ti avvicini, comincia a scodinzolare, se ti fermi e lo accarezzi quasi salterebbe fuori dalla pelle per mostrarti quanto gli piaci. E sappiamo che dietro questa dimostrazione d’affetto non si nascondono bieche motivazioni: non vuole venderci niente e neppure ci vuole sposare. I cani ci insegnano che ci si fa più amici in due mesi mostrandosi sinceramente interessati agli altri, che non in due anni tentando di indurre gli altri a interessarsi a noi. Se volete che gli altri vi apprezzino, se volete sviluppare veramente delle amicizie, se volete aiutare gli altri e nello stesso tempo aiutare voi stessi, allora nutrite un sincero interesse per le altre persone.
5. Sorridete.
Non sorrisi falsi, stereotipati, che non ingannano nessuno. Ma un sorriso semplice, spontaneo, cordiale, che conquista i cuori. Se volete che la gente sia contenta di stare con voi, bisogna che anche voi dimostriate che siete contenti di trovarvi in loro compagnia. Tutti cercano la felicità e questo è il modo certo di trovarla: controllando i propri pensieri. La felicità non dipende dalle condizioni esterne, ma dal proprio stato interiore. Non è quello che abbiamo o che siamo o dove siamo o che cosa stiamo facendo che ci può rendere felici o infelici. È quello che pensiamo. Un antico proverbio cinese recita: “Un uomo che non sa sorridere non dovrebbe mai aprire un negozio”. Il sorriso è un messaggio di buona volontà. Il vostro sorriso illumina la vita di tutti quelli che vi vedono. Per qualcuno che ha incontrato un sacco di gente cupa, scorbutica, o che ha girato la testa dall’altra parte, il vostro sorriso è come un raggio di sole tra le nuvole. Specie se questo qualcuno è già sotto pressione per problemi di capoufficio, clienti, professori, genitori o figli, il sorriso può aiutarlo a rendersi conto che niente è perduto, che c’è tanta positività al mondo. Perché nessuno ha più bisogno di un sorriso di chi non ne ha più da dare.
6. Ricordate che per una persona, in qualsiasi lingua, il suo nome è il suono più dolce e più importante che esista.
Le persone di solito sono più interessate al proprio nome che non a tutti gli altri che esistono sulla terra. Ricordate quel nome e ripetetelo appena vi si presenta l’occasione e avrete fatto un efficacissimo complimento. Molta gente non si ricorda i nomi semplicemente perché non fa alcuno sforzo per tenerli a mente e si scusa dicendo che non ha buona memoria. Cinquanta volte su cento, quando incontriamo uno sconosciuto, gli parliamo per pochi minuti e non riusciamo nemmeno a ricordarci il suo nome quando ci congediamo. Dovremmo essere consci del magico potere nascosto in un nome. E capire che questa singola particolarità è di proprietà esclusiva del suo possessore. I nomi distinguono gli individui. Li rendono unici fra tutti gli altri. Le informazioni che forniamo e le richieste che facciamo assumono importanza particolare se accompagnate dal nome di un individuo. Dalla cameriera al più alto dirigente, il nome è una formula magica, quando dobbiamo trattare con gli altri.
7. Siate buoni ascoltatori.
Incoraggiate gli altri a parlare di se stessi. Qual è il segreto, il mistero, per uscire vittoriosi da un colloquio d’affari? Prestare la massima attenzione alla persona che parla. Con un ascolto attivo, guardando l’interlocutore come se ascoltaste anche con gli occhi, rispondendovi mentalmente e man mano valutando quello che state ascoltando. Alla fine la persona che ha parlato avrà quasi l’impressione che siete stati voi a parlare. Chiaro e semplice, eppure quanti commercianti pagano affitti da favola, spendono migliaia di euro in pubblicità, preparano vetrine bellissime e non hanno il buon senso di assumere commessi che sappiano ascoltare il cliente con un minimo di garbo, senza interromperlo, contraddirlo, irritarlo e indurlo ad andarsene a mani vuote? Anche la persona più brutale, più litigiosa, più criticona del mondo si calma e si tranquillizza alla presenza di qualcuno che la ascolta con pazienza e simpatia, che rimane silenzioso mentre lei va su tutte le furie e sprizza veleno da tutti i pori. Molta gente non riesce a fare buona impressione perché non ascolta con attenzione, sono così preoccupati di quello che stanno per dire che non si preoccupano certo di ascoltare. Le persone preferiscono avere a che fare con buoni ascoltatori piuttosto che con buoni oratori. Ma la capacità di ascoltare sembra più rara di qualsiasi altra cosa. Così, se volete diventare dei buoni conversatori, siate prima di tutto degli ascoltatori attenti. Per interessare, mostratevi interessati. Fate domande che sapete fanno piacere al vostro interlocutore. Incoraggiatelo a parlare di sé e dei propri successi.
E non dimentichiamoci che ascoltare è importante anche in famiglia, almeno quanto sul lavoro.
8. Parlate di ciò che interessa agli altri.
Come suscitare l’interesse della gente? La strada maestra per arrivare al cuore delle persone è quella di parlare delle cose che più le interessano. E Theodore Roosevelt conosceva questo segreto; infatti, tutti coloro che sono stati suoi ospiti, hanno avuto modo di stupirsi per l’enciclopedica cultura del presidente. Che il suo visitatore fosse un cow-boy, un politico di New York o un diplomatico, Roosevelt sapeva di cosa parlare. Come faceva? La risposta è semplice. Se attendeva un ospite, la sera prima stava sveglio fino a tardi, per leggersi l’essenziale su un soggetto che sapeva sarebbe stato gradito al suo visitatore. Parlare tenendo conto degli interessi dell’altra persona è utile ad entrambi gli interlocutori.
9. Fate sentire importanti gli altri e fatelo sinceramente.
C’è una legge molto importante che regola i rapporti con i nostri simili. Se seguiamo questa legge, non avremo mai problemi, ci porterà amici in abbondanza e felicità duratura. La legge dice: date sempre agli altri la certezza d’essere importanti. Il più grande desiderio della natura umana è quello di essere apprezzati. Si sente
bisogno dell’approvazione di coloro con i quali si viene in contatto, si vuole vedere riconosciuta la propria dignità, si vuole la consapevolezza di sentirsi importanti nel nostro piccolo mondo. Niente adulazione falsa, ma approvazione espressa con la massima naturalezza e sincerità. E risulterete subito simpatici alle persone. La certezza che ogni persona è in grado di crescere personalmente e professionalmente, se riesce ad utilizzare maggiormente le capacità e i talenti naturali che possiede, portò Dale Carnegie a sviluppare uno dei più significativi programmi formativi mai creati, il “Dale Carnegie Course”. Quando fondò la sua società nel 1912, sognava di influenzare positivamente e in modo significativo la vita delle persone adulte per mezzo di training in aula. Dall’iniziale visione del suo fondatore la Dale Carnegie Training ha avuto uno sviluppo tale da diventare ormai un simbolo nel business della formazione. Oggi l’azienda è presente in tutti i 50 stati dell’Unione e in 90 Paesi nel resto del mondo tra cui l’Italia.